Recensione: The fault in our stars

Ciao a tutti!

The fault in our starsOggi volevo parlarvi dell’ultimo libro che ho letto. Avevo già letto “Colpa delle stelle” di John Green circa 6 mesi fa, ma mi ha colpito così tanto che ho deciso di leggere anche l’originale in inglese “The fault in our stars”.

Come ormai tutti sapranno, questo romanzo parla della storia tra Hazel Grace Lancaster e Augustus Waters, lei affetta da cancro ai polmoni e lui ex giocatore di basket con una gamba amputata a causa del tumore alle ossa. La storia è narrata dal punto di vista di Hazel.

Mi è piaciuto molto poter leggere l’originale perché così si possono vedere le esatte parole che l’autore ha deciso di utilizzare per il suo romanzo. Il mio livello di inglese non è altissimo, ma direi che me la sono cavata abbastanza bene; ho dovuto cercare qualche verbo specifico e qualche aggettivo un po’ particolare.

Una cosa che mi aveva colpito della versione italiana era la parola oblio di cui ahimè allora non conoscevo il significato. Prima di leggere questo romanzo non avevo mai pensato a questa paura e che ci potessero essere persone che ne soffrissero. A me non interessa molto la fama e il fatto di essere ricordata dai posteri, quindi non ci avevo mai dato molto peso (un po’ come Hazel).

Una cosa che ho apprezzato meglio in questa versione inglese è stata la poesia che Hazel legge a Gus durante il viaggio in aereo verso Amsterdam. “Prufrock” l’avevo studiata alle superiori con una mitica insegnante di inglese (secondo me insegna veramente bene perché fa ragionare molto gli studenti sui testi e sugli autori direttamente partendo dall’inglese e per questo la ringrazio molto). Mi è piaciuto molto ritrovarla in un romanzo e vedere come la apprezzano anche questi personaggi.

Ovviamente la riflessione più grande a cui mi ha portata questo romanzo è la questione della morte. In particolare mi hanno colpito due frasi del libro. “I thought about how wonderfully strange it would be to live in a place where almost everything had been built by the dead”; questa frase mi ha colpito poiché io non ci avevo mai pensato, ma la parte più bella e storica di una città è stata costruita da persone che ora non ci sono più, ma che in qualche modo ricordiamo con le loro costruzioni. Un altro passo è “I knew these people were genuinely sad, and that I wasn’t really mad at them. I was mad at the universe. Even so, it infuriated me: you get all these friends just when you don’t need friend anymore”. Questo mi ha fatto ripensare a quando il mio compagno di scuola morì in un incidente stradale. Quando muori tutti ritornano ad esserti amici, anche quelli che magari non ti parlavano o venivano a trovarti da anni. E quando una persona muore diventa sempre una brava persona, qualsiasi cosa abbia fatto nella vita. Io non credo a questi falsi amici e secondo me nel mondo dovrebbe esserci più sincerità fra le varie persone. Secondo me alla base di una relazione (di qualsiasi tipo che sia essa di amicizia o di amore) ci deve essere fiducia e sincerità.

Tutto sommato questo romanzo mi è piaciuto molto anche se la storia romantica è un po’ triste, ma ci servono le situazioni brutte e sfavorevoli per apprezzare al meglio le situazione belle e favorevoli. E voi? Avete letto questo romanzo? Vi è piaciuto? E qual è l’ultimo libro che avete letto o quale libro state leggendo?

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