Recensione: Il demone della prosperità

Ciao a tutti!

“Il demone della prosperità” di Chan Koonchung è il secondo romanzo che devo leggere per il mio esame di cinese e oggi ho deciso che ve lo recensirò. Come prima cosa vi dò qualche informazione sull’autore che ho trovato sulla copertina del libro. Chan Koonchung, nato a Shanghai e cresciuto a Hong Kong e Tawain, ha fondato e diretto importanti riviste di lifestyle, fondato canali satellitari, siti internet e prodotto serie televisive. Autore di diversi saggi, di un romanzo e di alcune racconti, con Il demone della prosperità si è imposto all’attenzione dei maggiori editori internazionali. Vive a Pechino.

il demone della prosperita“Pechino, anno 2013. L’enigma al quale si trova di fronte il giornalista e scrittore Vecchio Chen è quantomeno insolito. Un mese intero della recente storia cinese sembra misteriosamente «scomparso», non soltanto dai resoconti ufficiali e dagli archivi dei media nazionali, ma anche dalla memoria della gente. Un mese fantasma di cui, per qualche strano motivo, solo due persone molto vicine al protagonista sembrano avere un ricordo vivido e doloroso: l’annuncio di una disastrosa crisi economica planetaria e le sue conseguenze: repressione, razionamenti di cibo e leggi marziali. Che cosa è successo di così terribile da non poter essere ricordato? Come si spiega questa amnesia collettiva in una Cina dalle atmosfere rarefatte, un paradiso dove regnano ricchezza e stabilità e tutti sono felici? I conti non tornano a Vecchio Chen e ai quattro amici che si uniscono alla sua ricerca; (questa parte è spoiler quindi vi consiglio di non leggerla se dovete ancora leggere il libro! un’indagine azzardata in cui metteranno a rischio ogni cosa, spingendosi a compiere la più avventata delle mosse possibili: il rapimento di un membro del Politburo del Partito…)”

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Chan Koonchung, autore de “Il demone della prosperità”

Sicuramente la storia di questo romanzo è interessante perché si parla della situazione politica della Cina, ma secondo me la parte finale (il libro è diviso in 3 parti) è un po’ noiosa perché viene sì svelato il motivo per cui la gente non riesce a ricordare quel mese, ma a mio parere si concentra troppo sulla politica e sulla storia. Questo romanzo ha fatto molto parlare di sé, infatti è stato pubblicato a Hong Kong ed è invece stato proibito in Cina (dove però circolano comunque delle copie clandestine). Come dice anche l’autore nell’intervista alla fine del romanzo il romanzo è metaforico, ma forse le persone hanno veramente dimenticato molto (come gli eventi del 1989). La citazione che più mi ha colpito è questa che ho anche scritto nel mio profilo di goodreads: “In un inferno autentico, la gente è consapevole di vivere all’inferno e perciò lo vuole trasformare, ma dopo aver vissuto a lungo in un paradiso artificiale, la gente ci si abitua e crede davvero di essere già in paradiso.” Sicuramente non è tra i miei libri preferiti però è stato una fonte di riflessione su quanto il governo possa insabbiare certe cose e di come la gente si faccia influenzare molto da ciò che legge sui giornali.

Voi avete mai sentito parlare di questo romanzo? Vi è piaciuto?

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